Buone prassi per traduttori e interpreti in ambito giudiziario

Il ruolo del traduttore e dell'interprete in ambito giudiziario richiede grande responsabilità e solide competenze professionali, frutto di una formazione specifica e/o di una lunga esperienza sul campo.

La Commissione Traduttori e Interpreti di Tribunale di AITI ha delineato le seguenti "buone prassi", la cui corretta applicazione mira a favorire il buon esito del processo, nell'interesse di tutti i soggetti coinvolti.


SEZIONE 1

PROFILI PROFESSIONALI

Interprete giudiziario

L'interprete che opera in ambito giudiziario svolge un ruolo basato sull'oralità, che consiste nel tradurre un dialogo o dichiarazioni da e verso la lingua straniera, mediante le seguenti modalità di interpretazione: dialogica, consecutiva, chuchotage e traduzione a vista (nel caso di testi scritti).

Requisiti richiesti/raccomandati

  • Conoscenza avanzata della lingua e della cultura straniera, corrispondente almeno al livello C1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento del Consiglio d'Europa, e perfetta padronanza della propria lingua madre.
  • Conoscenza dei sistemi giudiziari e dell'ordinamento sia italiano che della/e lingua/e di lavoro; nozioni di diritto costituzionale, diritto internazionale, diritto penale, diritto processuale penale, normative e leggi sull'immigrazione, diritto civile ecc.
  • Conoscenza degli istituti e delle procedure attinenti al procedimento giudiziario con riferimento ai paesi delle lingue di lavoro.
  • Conoscenza dei gerghi specifici usati relativi alle lingue di lavoro.
  • Conoscenza delle modalità di interpretazione consecutiva, chuchotage e traduzione a vista.
  • Conoscenza degli elementi che caratterizzano la situazione comunicativa (partecipanti, argomento, tipo d'interazione e contesto).
  • Conoscenza dei meccanismi dell'interazione in ambito giudiziario.

Traduttore giudiziario

Il traduttore che opera in ambito giudiziario effettua una trasposizione scritta di un testo dalla lingua di partenza alla lingua di arrivo, generalmente verso la propria lingua madre.

Requisiti richiesti/raccomandati

  • Conoscenza approfondita della lingua e della cultura straniera di lavoro, corrispondente almeno al livello C1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento del Consiglio d'Europa, e perfetta padronanza della lingua madre.
  • Conoscenza dei sistemi giudiziari e dell'ordinamento sia italiano che della/e lingua/e di lavoro.
  • Nozioni di diritto costituzionale, diritto internazionale, diritto penale, diritto processuale penale, normative e leggi sull'immigrazione, diritto civile, ecc.
  • Conoscenza delle teorie e delle metodologie di traduzione in ambito giudiziario.
  • Conoscenza dei concetti e della terminologia in uso in ambito giudiziario.
  • Conoscenza delle norme e convenzioni pragmatico-stilistiche che vengono generalmente associate ai testi giuridici.

SEZIONE 2

Per l'interpretazione nell'aula giudiziaria

  1. In considerazione delle differenze tra la/e lingua/e di lavoro e la lingua italiana, si consiglia all'interprete di non "tradurre parola per parola", ma piuttosto di svolgere una traduzione "fedele" del testo di partenza, ovvero la trasposizione del contenuto esatto nel rispetto della diversità della lingua e cultura nella quale si traduce, ma senza, per questo, omettere, aggiungere o alterare i contenuti.
  2. In caso di lingue "rare" (per le quali si debba far ricorso a "interpreti" non qualificati o a connazionali dell'imputato) si consiglia come estrema ratio la traduzione secondo le seguenti modalità: il primo interprete traduce dalla lingua o dialetto raro verso la lingua veicolare e il secondo dalla lingua veicolare all'italiano o viceversa.
    A tale proposito si segnala che tale procedura non è priva di insidie e sicuramente è lontana dal poter essere considerata ideale, ma appare un'alternativa migliore rispetto all'uso di soggetti con scarse conoscenze della lingua italiana.

Per la selezione degli interpreti e dei traduttori giudiziari

Al fine di garantire la qualità minima della prestazione, in forma transitoria e in attesa di certificazione di terza parte, AITI raccomanda i seguenti requisiti per l'iscrizione agli albi dei tribunali e per la selezione dei potenziali candidati come interpreti giudiziari e/o traduttori giudiziari:

1. appartenenza ad un'associazione professionale di categoria (che rilascia un attestato di qualità di cui all'articolo 7 comma 1 della legge sulle professioni non regolamentate (legge n. 4 del 14/01/2013);
2. certificazione linguistica (livello minimo C1) per la lingua straniera;
3. formazione specifica presso enti e/o associazioni di categoria riconosciuti che possano attestare quanto segue:

- ottima conoscenza delle modalità di traduzione per i traduttori e di interpretazione per gli interpreti;
- solida conoscenza della cultura della/e lingua/e di lavoro;
- solida conoscenza della terminologia giuridica e del sistema giuridico sia italiano sia dei paesi della lingua/e di lavoro;
- nozioni delle varie branche del diritto;

4. esperienza lavorativa acquisita e documentata.